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Desiderio


di Coppia_AnVa
23.07.2025    |    1.511    |    2 9.2
"Si fa spazio dentro di me lentamente, centimetro dopo centimetro, con una lentezza che mi fa tremare..."
C’è una linea sottile, quasi impercettibile, tra il desiderio e la fantasia. Una linea che si attraversa con un respiro più profondo, con lo sguardo che si attarda, con le mani che non si limitano a immaginare ma vogliono toccare, esplorare, possedere.
Fantasticare è innocuo, persino elegante: lo fai mentre sorseggi un bicchiere di vino, mentre sei soprappensiero. Ma desiderare… desiderare è un atto fisico, un’urgenza che brucia dentro e si traduce in pelle.
E la magia, quella vera, avviene solo quando la fantasia diventa desiderio. Lì, non c’è più scampo. La mente insiste, il corpo risponde. E tutto ciò che prima era soltanto pensiero diventa fame, brama di un corpo, delle emozioni che sa farti provare.
La storia che sto per raccontarvi è la mia.
Parla del momento esatto in cui ho desiderato Leo. Non fantasticato, non pensato, ma voluto. Con la bocca, con le mani, con quel brivido tra le gambe che ti prende dalla pancia e diventa viscerale. L’ho voluto come si vuole qualcosa che sai farà male, ma che brucia di piacere ancora prima di arrivare.
Leo è un uomo che lascia il segno. Lo noti tra mille, ma non solo per l’aspetto (anche se sì, è bello) con quei lineamenti marcati, la mascella ben disegnata, la barba che accarezza più che pungere, gli occhi scuri che osservano come se già sapessero tutto di te.
Ma è il modo in cui si muove che ti incanta. Calmo, sicuro. Come chi non ha fretta di ottenere ciò che vuole, perché sa che, prima o poi, sarà suo.
Forse è stata la voce la prima cosa che mi ha catturata. Bassa, calda, appena ruvida. Ogni parola un invito, ogni silenzio una promessa, ogni inflessione una carezza. D’altronde si sa, se la mente viene presa… il resto viene da sé.
Ora è mattina. La stanza si tinge d’ambra, i primi raggi filtrano dalle tapparelle e il mondo fuori sembra rallentare. Leo è lì, nel mio letto. Nudo. Sta per svegliarsi.
Lo guardo. Ha ancora gli occhi chiusi, ma le sue mani si muovono già, lentamente, come se stessero cercando qualcosa che conoscono a memoria. Mi sfiora la coscia, poi sale lungo il fianco, fino al seno, con la delicatezza di chi tocca qualcosa di sacro.
Apro le gambe senza dirlo, senza chiedere. Solo perché il mio corpo lo vuole. E lui lo capisce. Sorride appena e mi guarda con quegli occhi che mi spogliano, che dicono “sei mia” senza bisogno di pronunciarlo.
“Sei sveglia?” mi sussurra all’orecchio, mentre le sue labbra scivolano lungo il mio collo.
“Da un po’…” rispondo. Ma non mi interessa parlare. Voglio solo sentirlo.
La sua bocca si chiude su un capezzolo. Lo succhia piano, poi morde. L’altro lo accarezza con le dita, lente, esperte. Inizia a sfregarlo prima di stringerlo.
Sento il calore tra le gambe. Il bisogno diventa pulsante, insistente, quasi doloroso. Lui lo percepisce. Si sposta. Si mette davanti a me, porta le dita tra le mie cosce. Mi apre. Mi guarda mentre lo fa. E poi si ferma.
Vuole farmi aspettare. Vuole che lo implori.
“Dimmi che mi vuoi, Mia…” mi provoca.
Lo guardo. Ho il respiro corto, sono eccitatissima. Le mie gambe sono un lago.
“Ti voglio. Dentro. Adesso.”
E allora entra. Ma non di fretta. Si fa spazio dentro di me lentamente, centimetro dopo centimetro, con una lentezza che mi fa tremare. Lo desidero troppo. Il mio corpo lo accoglie come se lo stesse aspettando da sempre.
Inizia a muoversi. Sempre più velocemente, sempre più violento. Ma preciso. Lo stringo con le gambe, gli porto le mani sulla schiena, inizio a graffiarlo. Avvicino le labbra al suo collo. Dopo aver fatto scivolare la lingua, lo mordo. Poi sussurro il suo nome.
Mi ribalta. Mi mette sopra di lui. Le sue mani mi afferrano i fianchi e li stringono forte. Inizio a cavalcarlo. Gli sguardi si intrecciano. Porto la mia mano sulla sua bocca, la faccio scivolare fino al collo, lo stringo. Continuo a muovermi sopra di lui.
Vedo un sorriso. Porta a sua volta la sua mano sul mio collo, stringe. Con l’altra mi dà una serie di schiaffi sul sedere. La pelle inizia ad arrossarsi. Colpisce sempre nello stesso punto. Ogni schiaffo è un misto tra piacere e dolore. E io mi perdo.
“Fammi tua. Davvero. Fino a farmi male” gli dico, con la voce rotta dal piacere.
Lui non aspettava altro. Sorride. Mi prende per i capelli. Arrotola la sua mano nei miei lunghi capelli neri, mi tira a sé. Mi morde il labbro. E io lo lascio fare.
Quando vengo, lo faccio aggrappata a lui. E lui mi segue. Fortissimo. Caldo. Profondo.
Poi, lentamente, mi accarezza le labbra con il pollice. Io, ancora sopra di lui, gli sfioro il petto.
“Hai finito, Mia?”
“No…” rispondo con un sorriso. “Io non ho ancora iniziato.”
Lo stuzzico, lo provoco. Mi alzo. Nuda. Cammino verso il bagno. Ma so che mi sta guardando. Lo sento.
E proprio mentre sto per chiudere la porta, mi volto e lascio cadere una frase come una promessa:
“Non so quando… ma succederà di nuovo. E sarà ancora meglio.”
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